In fondo qual è il motore della storia, di tutte le storie e di tutti i tempi, ma soprattutto della nostra storia e del nostro tempo? Ogni cosa esistente ha in sé un progetto, una volontà di sviluppo. Una volontà di esistere, di sopravvivere, e di vivere al massimo risultato con il minimo sforzo. Questo si prefigge la natura, è questo che fanno le piante egli animali.

Tutto è meccanismo impersonale di propagazione nel tempo e nello spazio della vita in tutte le sue molteplici forme, vita in cui il singolo deve soffrire e morire a vantaggio del progetto collettivo.

Per l’uomo non è così, per l’uomo  l’esistenza si identifica nella propria particolare volontà, e ad  essa tutto riconduce. Il bene e il male iniziano e finiscono con il suo giudizio morale, spesso corrotto dal suo opportunismo e distorto dai suoi modelli.

Il motore della storia umana è la volontà individuale, una  inestinguibile voglia di affermazione e di successo. Un desiderio che sorpassa di gran lunga il primordiale istinto di sopravvivenza. Il motore della storia umana coincide con la somma, e spesso la feroce competizione, di tutte le singole volontà individuali, di tutte le bramosie,  di tutti i desideri. In sostanza di tutti i più smodati egoismi di cui l’animo è intriso.

Per cercare di far convivere la somma feroce e inconciliabile di tutti gli egoismi, l’umanità ha inventato la politica, l’arte della convivenza basata sul confronto, sullo scambio, sul compromesso.

Dall’ antica Grecia sino ai nostri giorni, la politica cerca di mediare gli egoismi e le ambizioni individuali mantenendole in un ambito di tollerabile e controllabile conflittualità. L’efficacia nella mediazione tra le ambizioni personali si sta palesemente deteriorando, anche a causa delle nostre stesse economie, espresse dai nostri stessi valori civili.

La democrazia è il meglio di tutte le forme politiche sperimentate, ma ha senso solo se una parte considerevole dei cittadini si trovi in una situazione di relativo benessere e prosperità.

La prosperità a sua volta è possibile solo grazie all ’economia di mercato, e l’economia di mercato funziona solo alimentando le ambizioni, i desideri, le aspettative, persino le dipendenze maniacali ed i peggiori vizi. L’eccesso della volontà individuale, da tutte le tradizioni spirituali e da tutte le saggezze antiche, è ritenuta la causa principale della sofferenza e del conflitto. Il buddismo ad esempio, si prefigge  l’eliminazione del desiderio come unica via di eliminazione del dolore.

Tutte le tradizioni spirituali insegnano l’arte dell’autocontrollo, della parsimonia, della rinuncia, della accettazione della realtà in ogni sua forma per quanto sgradevole ed ingiusta.

Perché questa è l’unica via per convivere, perché questa è l’unica via della speranza e della pace.

L’esatto contrario del dogma moderno del successo ad ogni costo ed a qualsiasi prezzo, del dogma moderno della rimozione degli ostacoli sul proprio percorso, a qualsiasi costo, ed a qualsiasi prezzo. Anche al prezzo del dolore, anche al prezzo del conflitto. I guai del nostro mondo non provengono dall’esterno, ma dall’interno, da un motore della storia sempre più imballato e sempre meno performante rispetto alle sfide che lo attendono al varco.