Eccoci al tema principale della coscienza, il senso, il significato della colpa. Ciascuno nel suo cuore cerca la pace, ma deve confrontarsi in ogni istante con il conflitto. L’antagonismo che regge la personalità pone a confronto le scelte della volontà con il giudizio della coscienza. Nessuno è mai la persona che vorrebbe essere, e la coscienza chiede un alto prezzo a tutto questo, il prezzo della colpa. Ci sentiamo in colpa, inadeguati, incompleti, per una infinità di motivi diversi, sia si tratti di rimorsi che di rimpianti. Occorre indagare il senso, il significato, di tutto questo.

La competizione del nostro tempo in particolare, avvelena l’anima tramite il miraggio del successo, creando di fatto le condizioni per far sentire tutti dei falliti.

Il rimorso resta ancora più grave e insidioso del rimpianto, ci chiedo conto di scelte di cui ci vergogniamo ma di cui non abbiamo una spiegazione, come se la volontà salisse misteriosamente in noi da una origine sconosciuta e distruggesse ogni possibilità di azione libera e consapevole.

“L’uomo non è padrone nemmeno a casa sua”,

scriveva Freud intendendo per “casa” la sua stessa personalità.

Il mistero della volontà libera, si scontra in modo irriducibile con la nozione culturale della colpa.  Il significato della colpa varia nel tempo e nella geografia. Uccidere uno schiavo non era male fino a pochi secoli fa, mentre una relazione carnale tra due persone dello stesso sesso comporta ancora oggi la pena capitale in diverse nazioni del mondo.

Il significato della colpa dipende dal contesto, dal comune sentire, dai miti, dalla somma dei miti che appunto costituisce la cultura. La coscienza non è mai una fonte sicura per misurare la colpa, e ci si può rovinare la vita per rimorsi verso piccole cose, così come si possono commettere crimini consigliati proprio dalla “buona” coscienza.

Tra volontà libera e giudizio della coscienza non vi è mai pace.

Il senso di colpa è il vero peso sul cuore, il rumore di fondo  che svilisce ogni concerto, ogni sinfonia, ogni nostra poesia interiore. Un dolore a cui si fatica a conferire un senso, un significato.

Il dolore della colpa precipita nell’inconscio, nella parte occulta, irrazionale, per riemergere sotto forma di disturbi di ogni genere, ma soprattutto sotto forma di odio verso il mondo esterno. Il senso della colpa, il suo significato, si riflette nell’odio per gli altri.

L’odio antisociale trae soprattutto origine da qui,  dal tentativo di rimozione, dalla battaglia per cercare di sopprimere la colpa. Ogni motivazione logica e plausibile per giustificare l’odio verso soggetti sconosciuti che spesso non ci hanno ancora fatto nulla di male è solo un pretesto, un espediente, il più sublime escamotage per cercare di sopportare il disprezzo occulto verso se stessi.

Tutto ciò che per ignoranza, superstizione, immaturità spirituale, accresce il senso di colpa, fornisce i peggiori pretesti ai demagoghi, alla cattiva politica, sempre pronta come insegnava Aristotele a

“Scagliare la folla contro un bersaglio, per dominarne l’anima tramite il controllo della paura, della rabbia e dell’odio, che restano le emozioni di base per plagiare i popoli”.

Proprio per questo la più meritevole azione morale che si possa compiere deve essere finalizzata a ridurre i sensi di colpa. Occorre allentare la corda dell’arco del cuore, sempre teso, sempre pronto a scagliare le sue frecce avvelenate nella propria vita e in quella degli altri. Per questo è così importante sapersi perdonare e aiutare gli altri a perdonarsi.

E’ in paradiso, cioè vive nella gioia, chi sa perdonare se stesso e gli altri. Vive all’inferno, cioè disperato, chi non ha ancora imparato a farlo.