Ogni persona ed ogni comunità è animata dalla sua memoria. Senza memoria sparisce la personalità e senza memoria collettiva si disperde ogni valore ed ogni tessuto sociale.

La memoria del nostro tempo e della nostra cultura proviene essenzialmente da tre radici distinte: greche, giudaiche,  cristiane.

Nelle epoche più recenti l’istituzione del “giorno della memoria” riconduce alla Shoah, allo sterminio degli ebrei avvenuto proprio nel cuore dell’Europa cristiana. Per memoria quindi, in senso storiografico, ci si riferisce al ricordo indelebile della più grande tragedia che la storia ricordi, in cui uomini richiamatisi alle radici cristiane, osarono tentare di estirpare le radici giudaiche. Un attentato non solo contro un popolo, ma contro il mondo intero e contro il basilare diritto alla dignità e alla vita.

Una tragedia che ha radici antiche nell’ antigiudaismo cristiano, nell’ antisemitismo diffuso, sedimentato e mai risolto nemmeno oggi.

Certamente la responsabilità maggiore ricade sulla  Germania Nazista e sul suo fuhrer. Tutto questo è noto e documentato. Quel che forse merita una riflessione profonda, che merita un pensiero speciale all’interno di un modesto spazio divulgativo, è l’archetipo della Shoah, il suo modello culturale e strategico di riferimento. Un modello che forse sfugge alla narrazione tradizionale.

Il ruolo dell’eugenetica

Lo sterminio su scala internazionale del popolo ebraico non rappresenta un progetto totalmente inedito rispetto agli avvenimenti che gli sono affini, e che sono iniziati anni prima della soluzione finale vera e propria.

Questi accadimenti sono riconducibili al progetto sanitario di sterilizzazione prima e di eliminazione fisica poi, conseguente al pensiero eugenetico in auge nel continente agli inizi del ventesimo secolo. Sterilizzazione praticata in molti paesi come gli Stati Uniti, la Francia, la Svezia ed altri, su individui ritenuti indegni di procreare.

Alcolisti, disabili, prostitute, psicolabili, vennero sottoposti a piani di sterilizzazione di massa che in Germania culminarono in veri e propri stermini.

Si riteneva, in base a teorie dell’epoca, che fosse possibile ed opportuno,  selezionare artificialmente individui più sani e forti, per avere società più sane e più forti. Selezionare artificialmente eliminando tutti gli elementi potenzialmente più deboli e capaci di far “degenerare” la società con la loro discendenza che ne avrebbe ereditato geneticamente i difetti fisici e psichici.

Quindi l’idea della sterilizzazione e poi dello sterminio come strumento di rafforzamento sociale proviene da studi scientifici, medici. Per quanto tutto questo possa urtare con gli schemi del positivismo moderno, che fa della scienza e della medicina il paradigma della ragione e del progresso, questi sono fatti e non opinioni.

Il padre dell’etologia, Konrad Lorenz, premio nobel per la medicina nel 1973, nel 1940 affermò:

Dovere dell’eugenetica, dovere dell’igiene razziale deve esser quello di occuparsi con sollecitudine di un’eliminazione di esseri umani moralmente inferiori più severa di quanto sia praticata oggi. Noi dovremmo letteralmente sostituire tutti i fattori che determinano la selezione in una vita naturale e libera. Nei tempi preistorici dell’umanità la selezione delle qualità della resistenza, dell’eroismo, dell’utilità sociale fu praticata esclusivamente da fattori esterni. Oggi questo ruolo va assunto da un’organizzazione sociale, in caso contrario l’umanità per mancanza di selezione sarà annientata da fenomeni degenerativi.