Le crisi, specie quelle più gravi, inducono a cercare condottieri dotati di grande carisma. Nei passaggi più  delicati, ci si rammenta dei piaceri derivanti dal porsi al seguito degli uomini più forti.  Gli uomini adorano essere sedotti, affascinati, suggestionati dal potere del carisma. Nei momenti di grande crisi si rinuncia alla libertà in luogo della sicurezza, e nulla rende sicuri come l’impressione di essere condotti e guidati da un vero leader dotato di carisma.

Questa richiesta proveniente dal basso trova puntuale riscontro nella naturale selezione delle personalità apparentemente più forti ed autorevoli. La mente, che si chiama così perché mente ed ama chi le mente, trova pace e ristoro al riparo dell’egolatria dei grandi . Grandi non perché dotati di luce propria ma in quanto adatti all’instaurazione del vincolo del carisma. Un legame fondato sulla richiesta di aderire al copione previsto, che richiede energia, capacità di fascinazione, uso metalogico del paradosso. Metalogica è la comunicazione che sorpassa la logica basata sui significati, preferendole il fascino immediato dell’assurdo. Le  tecniche di comunicazione più efficaci prevedono una massiccia dose di assurdità perché l’assurdo rende la mente più vulnerabile e penetrabile.

La maschera che il leader carismatico deve indossare prevede la sua spersonalizzazione. Dietro le quinte del palcoscenico della campagna permanente per la conquista del consenso, il leader è vuoto. Egli ricava energia  dal consenso, e senza la piaggeria dei  seguaci si smarrirebbe. La caratteristica principale del vincolo del carisma, è l’incarnazione da parte del leader, di tutte le illusioni provenienti dalla sua base, dal suo bacino di consenso.

Il leader assume su di sé le colpe e le paure

Il leader deve saper pronunciare  quelle esatte parole attese, pur sapendole per gran parte illusorie, esagerate, ingiuste. Egli deve saper trovare soluzioni giuste a falsi problemi, e rimedi fatiscenti a problemi veri, perché solo in questo modo potrà risultare credibile. Come è noto, la verità, che consiste nel trovare i giusti rimedi ai problemi più grandi, è pressoché introvabile e proprio per questo nessuno la richiede mai. Chi dice troppa verità non farà mai carriera presso nessun contesto, una riflessione che meriterebbe maggiore menzione presso la pedagogia degli educatori.

Tuttavia il vincolo del carisma, non si perfeziona nella necessità di disporre di una personalità mediocre, da sostituire con quella ben più rassicurante della finzione scenica, ma deve andare ben oltre. Il leader deve anche espiare le colpe dei propri sostenitori, le deve assorbire, deve alleggerire la coscienza dei seguaci appesantendo la propria. Proprio per questo la cattiveria, l’insolenza, la prepotenza del leader sembrano restare sempre invisibili agli occhi del pubblico. Il vincolo del consenso  si raggiunge solo quando si percepisce che il  leader è disposto a caricare su di sé tutte le  ombre, le  ambiguità, le  oscurità, sei suoi sostenitori.

Il leader carismatico in questo senso assume un ruolo espiatorio, capace di far sue, come nel ritratto di Dorian Gray, tutte le nefandezze e tutte le incoerenze, nascoste tra le pieghe di un egoismo senza coraggio. Come nel ritratto, potrà lasciare ai suoi seguaci la confortevole illusione del candore e dell’onestà. Sino ad espiare da solo, eventualmente,  il totale fallimento della missione intrapresa, in cui i sostenitori si sentiranno salvi e sollevati, nel potersi finalmente dichiarare ingannati da un impostore.