L’origine della cattiveria è piuttosto semplice, in un mondo basato sull’invidia. L’invidia è il motore delle relazioni sociali, della ricerca della ricchezza, di ogni stimolo moderno alla competizione. Per la maggioranza delle persone, la felicità si misura nel confronto con gli altri: più gli altri soffrono e più ci sentiamo meglio. Anche quando proviamo genuina compassione.

Preoccupati di intercettare il sentire popolare, i mass media sono sempre più solerti nel raccontarci le sciagure che accadono. C’è una liturgia delle disgrazie concentrata proprio durante i pasti principali, in una celebrazione generale della sfortuna degli altri, contrapposta a piaceri alimentari.

Felicità

Nella impossibilità di innalzare il proprio livello di felicità, ci si “accontenta” del dolore degli altri.

In un mondo che promette felicità senza poterla mantenere, l’incentivo alla cattiveria è molto grande. E l’ipocrisia pure. Anziché gioire delle fortune e del benessere degli altri questi ci incupiscono, ci inducono dolore e quella segreta speranza di vedere rotolare nella polvere tutti quelli che stanno meglio di noi. Forse addirittura anche la solidarietà più sincera patisce l’inconscio interesse di  veder soffrire, oltre alla consapevole soddisfazione indotta dal valore morale delle proprie iniziative. Questo almeno spiegherebbe quel frequente cinismo che colpisce anche tante persone filantrope e generose.

Adozioni a distanza, volontariato, donazioni, sempre con i lontani. Cattiveria a buon mercato coi familiari, i colleghi, i contatti più stretti. L’unica rivoluzione etica possibile, può in ogni caso partire sempre e solo dal cuore dei singoli : non potrà mai provenire da questo o quell’altro partito, particolarmente simpatico e in auge, proprio per la sua plateale attitudine ad esibire la cattiveria.

La cattiveria è sempre figlia della ignoranza e della paura, ed un  popolo ignorante e pauroso non sarà mai davvero innocente.

Un popolo ignorante e  pauroso sarà sempre più cattivo e perfido, delle sue classi dirigenti e delle sue caste politiche.