Accanto ai deboli, ai malati psichici, agli ebrei, agli omosessuali, anche la storia del genere femminile  è essenzialmente un lungo elenco di persecuzioni. 

Un problema antico quanto la storia, ed in particolare quanto la religione.

Per far luce sulle radici di questa ostilità, occorre un sintetico e semplicistico excursus, che mostri la traiettoria della valorizzazione della donna. Nel vangelo Maria è chiamata addirittura madre di Dio, e molte sono le donne che hanno accompagnato l’esperienza terrena del Nazzareno. Non è certo il vangelo ad aver discriminato le donne.

Anche nei decenni successivi, nelle comunità giudaiche si conoscono numerose profetesse con ruoli decisionali.Nei secoli successivi, nel periodo della patristica greca, si giunge ad una rigida struttura gerarchica verticale esclusivamente maschile. Nel frattempo si era fatta strada l’antagonismo tra anima e corpo.

Nella struttura verticale dell’essere con in alto lo spirito ed in basso, la materia, le parti molli ed i liquidi corporei, le viscere, acquistano significati maligni.  La donna viene rappresentata intrinsecamente perversa.

Con queste premesse teologiche e metafisiche si giunge presto alla “invenzione” della strega.Una inedita figura che non è solo una maga, è un essere cui si attribuiscono relazioni anche carnali col maligno. Un essere che unisce tra loro natura viscerale, mistero, peccato, medicina.

Immense schiere di donne vengono torturate in tutta Europa fino al 1786 fino all’ ultimo grande rogo di Brandeburgo. Superati i roghi dell’inquisizione la donna non viene risparmiata dai secoli successivi. Il monachesimo femminile forzato, l’idealizzazione dell’ “angelo del focolare”, il culto della verginità,  ne amputano il rispetto e la dignità nella sua nuda umanità.

La modernità non risparmia la donna

La modernità che toglie alla donna l’abito da strega, la attende al varco per imporle il grembiule dello sfruttamento operaio, o esaltandone la capacità di generare  carne da cannone nelle guerre degli stati moderni. Terminate le stragi che trasformano il ‘900 in un cimitero mondiale, viene solennemente sancita la perfetta equiparazione tra i sessi, nella dichiarazione dei diritti umani

Il cammino per la dignità ed il rispetto è ancora lungo: un perverso mito del successo la porta a scimmiottare i peggiori vizi maschili, la pubblicità la rappresenta oca e la  ridicolizza. Dove non si è consumata la scissione tra religione e stato, il maschilismo tribale martirizza anche oggi il corpo e la mente delle donne.  Nella nazioni laiche e civili resta la piaga del femminicidio e del delitto passionale.

Per difendere le donne occorre spesso lottare anche contro atteggiamenti indisponenti ed ingenui di troppe di loro, che sembrano a volte recitare il copione scritto dai loro peggior nemici.

Eppure vale sempre la pena, spendersi per la definitiva emancipazione dalle schiavitù, che sotto diverse forme si manifestano nei confronti delle nostre madri, mogli, sorelle, figlie, colleghe.

Un pezzo di cielo che è obbligatorio sostenere strenuamente proprio in virtù del bene, della verità, della bellezza. Un dovere laico in nome della giustizia, ed un motivo cristiano  come strumento rivolto alla gloria di Dio.