E’ di questi giorni la notizia della chiusura delle frontiere degli Stati Uniti nei riguardi dei cittadini provenienti da alcuni paesi.Una decisione che ha creato sconcerto, preoccupazione e vibranti proteste. Soprattutto nei leaders politici ed in rumorose minoranze.

Si tratta di un provvedimento che verosimilmente raccoglie grande  consenso presso la cosiddetta America profonda, specchio fedele anche di molti paesi occidentali, in cui probabilmente la maggioranza dei cittadini sarebbe favorevole alla chiusura anche delle proprie frontiere. Un problema non recentissimo, legato alla progressiva scissione tra le élite mondiali e le rispettive popolazioni.

L’ondata populista che sta dilagando cavalca problemi reali, come lo sono appunto quelli legati alla severità e drammaticità delle veloci e grandi migrazioni di massa. 

Le classi politiche dei paesi europei stanno perdendo la percezione della paura, della rabbia, delle inquietudini dei rispettivi paesi, e  cercano difficili risposte strategiche a soluzioni che il popolo vorrebbe risolte immediatamente e drasticamente. Il populismo consiste proprio in questo, punta sulla chiusura e rinuncia a guidare il consenso verso decisioni etiche e razionali più alte. Il populismo preferisce corrispondere alle aspettative immediate legate a situazioni contingenti. I demagoghi avanzano ovunque a causa di problemi sia soggettivi che oggettivi.

Oggettivamente gestire le crisi inedite di questa portata è difficile per chiunque, e nessuno possiede la bacchetta magica per risolvere questioni forse mai affrontate prima. Soggettivamente, i popoli assumono atteggiamenti conservativi e difensivi nei confronti dei cambiamenti, come avessero smarrito il senso della realtà.

La paura del cambiamento non è mai una sufficiente difesa

La realtà è dinamica, e questo dinamismo non va ostacolato ma compreso e nei limiti del possible governato, altrimenti la velocità dei fatti travolgerà ogni diga, ogni muro, ogni ostacolo al suo naturale svolgimento. Il naturale svolgimento di ogni fenomeno è nel cambiamento, e il cambiamento è la frontiera eterna ed ineludibile della realtà.

La frontiera della speranza in una conduzione verso risultati più confacenti ai diritti, alle speranza, alla pace. Opporsi al cambiamento tramite l’irrigidimento delle strutture presenti, significa illudersi di possedere la macchina del tempo capace di farci tornare ad un mondo che non esiste più.

Curvarsi sul passato è il tipico errore che accompagna la decadenza degli imperi, perché come è noto l’intelligenza è la facoltà di adattarsi al variare dei contesti e delle situazioni. Piegarsi all’indietro significa in fondo solo arrendersi alla propria inadeguatezza rispetto alla forza e alla velocità delle sfide che si hanno davanti. 

Irrigidirsi è una forma inconsapevole di eutanasia civile. Accettare il cambiamento è un atto di coraggio e di intelligenza morale, il solo atto che ha permesso alla civiltà di porsi sino ad ora dal lato giusto della storia, e di conquistare il diritto di scriverla.