La speranza non è  un sentimento futile e screditato dagli eventi sfavorevoli. La speranza è un sentimento più che legittimo, a cui gli uomini si rivolgono per attingere il meglio delle proprie energie, il meglio delle proprie forze, il meglio di se stessi. Sperare il bene non riguarda solo lecite aspettative sul destino, sul futuro benevolo. Sperare è un sentimento interiore, che si rivolge legittimamente verso se stessi.

La speranza non riguarda quel che succede solo nel mondo, ma riguarda il diritto di aspettare da se stessi una realtà psicologica e spirituale in divenire. Riguarda il diritto di attendersi di essere migliori, migliori di quanto sembriamo, o di quanto realmente, attualmente siamo. Ogni uomo non è quel che fa. Ogni uomo non è le sue azioni, ma ogni uomo è quel che sa sperare per se stesso e per gli altri. Per le persone che ama.

Noi non siamo le nostre azioni. Le nostre azioni sono frutto della nostra identità. Ma noi non siamo la nostra identità, e proprio per questo siamo liberi. Proprio in questo consiste la libertà, nella facoltà di non essere vincolati al principio di identità, ma di essere sempre distanti, sempre in divenire, sempre in fuga, rispetto a quel che siamo. Le nostre gesta sono vincolate alla nostra identità. Facciamo quel che siamo.

Per nostra fortuna noi non siamo “solo” noi stessi. Per l’uomo il principio di identità “io uguale me” non vale. Tra l’io e il me c’è distanza, e nessuno è la persona che vorrebbe essere. Non è un incidente esistenziale, è la semplice manifestazione di quello che chiamiamo libertà. O che chiamiamo comunemente anima. Noi non siamo quel che facciamo semplicemente perché tra azione e identità vi è stretta conseguenza, come per gli animali, come tutto quello che avviene in natura.

La distanza tra l’io e il me, la distanza esistenziale la nostra identità e quello che vorremmo essere è la manifestazione eloquente della nostra libertà. Pertanto ogni uomo non è quello che fa, che è la stessa cosa che dire che “è quello che è”. Ogni uomo non è le sue azioni, naturalmente conseguenti alla sua identità, ma ogni uomo è il suo divenire, la sua speranza, il suo futuro, la sua traiettoria esistenziale più profonda.

Ogni uomo appartiene al suo essere naturale solo nel tempo passato. Nel tempo presente ogni uomo fronteggia la sua identità, e la oltrepassa definitivamente nel suo tempo futuro. Il tempo, in quando fenomeno naturale, funge da piedistallo al fenomeno sovrannaturale della libertà. Il tempo ci permette di sperimentare i nostri possibili, le nostre possibili identità future, ancora da sperimentare, ancora in divenire.

Quindi la speranza è un sentimento legittimo, è la tensione esistenziale verso il nostro migliore modo futuro di esistere, è come se la nostra anima cogliesse la sua legittimazione, la sua credibilità, nella traiettoria temporale protesa verso il futuro, liberandosi magicamente dalle scorie del passato.

Questo è il motivo per cui la speranza come sentimento legittimo si coniuga necessariamente con il perdono, con la tolleranza, con l’accettazione e l’accoglienza. Se ogni uomo beneficia del diritto di sperare come sentimento di proiezione verso il suo futuro, ogni uomo ha il diritto di essere perdonato per il male che commette conformemente alla sua natura presente.

Ogni uomo deve perdonare i suoi simili per permettere ai suoi simili di giungere ad essere quel che ancora non sono, e che sono chiamati ad essere, dalle loro più profonde speranze.