E’ sotto gli occhi di tutti lo spirito di grande apertura ed innovazione che l’attuale papa sta infondendo al suo pontificato. Per capire la grandezza dell’attuale pontefice e la santità delle sue aperture, occorre ripercorrere almeno un poco il cammino temporale delle fede, e il suo controverso rapporto con la religione.

La fede è una scelta personale, intima e alimentata nel profondo dell’animo, mentre la religione è un fenomeno sociale, specifico dei modelli culturali espressi dal proprio contesto.

La prima equivale alla fiducia nella vita, negli uomini, nelle vicende umane, in cui la regia profonda è ricercata nell’autenticità e nel bene. Un credito riposto nella verità, nella giustizia e nella sublime bellezza dell’energia amorevole che ci attraversa. Un Dio che  non ha bisogno di regole, di precetti e di verità non negoziabili per manifestare ai suoi figli cosa significhi amare.

La fede è l’accettazione della sfida che l’esistenza ci pone innanzi, e che sceglie consapevolmente di puntare su elementi “deboli e fragili” come l’accoglienza, l’accettazione, la compassione, il perdono, la passività. Al contrario la religione come fenomeno di “rilegazione”, ha bisogno di interpretare un ruolo forte e attivo per non disperdere il suo patrimonio.

La fede personale è nuda e perdente al cospetto della religione pubblica, tanto che quando Gesù e il sinedrio si sono trovati contrapposti, sappiamo bene come le cose sono andate a finire. 

La fede è abbandono all’amore di Dio testimoniato dall’esperienza terrena di Cristo: non prevede regole, precetti, controllo e dominio sugli altri.  La religione al contrario è erede della ritualità sacrificale arcaica, in cui le forze oscure sovrannaturali che soverchiano il destino dell’uomo vanno mantenute mansuete tramite olocausti e sacrifici.

Due modi opposti di intendere la salvezza

Per la fede centrale è l’amore, le miserie dell’uomo non ne intralciano lo sviluppo e nessun uomo coincide con i suoi peccati. Per la regione centrale è il peccato, che può annullare lo sviluppo della grazia divina se non si interviene coi sacramenti. Per la fede la salvezza è in Matteo 25:

“Venite benedetti da mio Padre, perché avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete vestito, ero malato e siete venuti a trovarmi”.

Per la religione al contrario la salvezza è la vittoria sul peccato. Si tratta di un rovesciamento di prospettiva totale, che si palesa con particolare riguardo nei confronti del dolore, trattato da Cristo e dalla religione, in maniera opposta.

Gesù sanava i malati, peccatori, perché il suo scopo era la salute dell’uomo concreto. La finalità era la vittoria sul dolore, e veniva offerta ai peccatori. Per la religione, il dolore è da sempre strumento di espiazione delle colpe. 

Per Gesù il problema era il dolore e la grazia era la soluzione, per la religione il problema resta il peccato e il dolore strumento di redenzione. Strumenti e finalità inversi, opposti, rovesciati. Sarà compito della chiesa degli anni a venire, cercare di porre rimedio a questo radicale problema teologico, pastorale, dottrinale.