E’ difficile anche solo argomentare la cultura della sconfitta, il suo significato, proprio perché la storia e la cronaca le scrivono i vincitori. Vincere consegna lo scettro per raccontare la realtà, vincere consegna il primato etico di stabilire cosa sia il bene e cosa sia il male. In un mondo fondato sul simbolo della vittoria, il significato della sconfitta è compromesso.

Vincere concede di disegnare la storia ponendosi comodamente sulla sua sponda più comoda, quella dei buoni e dei giusti. Eppure attraversare le sconfitte è indispensabile per essere credibili quando si tratta di affrontare il tema più grande ed importante che ci sia, quello dell’amore.  L’amore è credibile solo quando accetta di perdere, mai quando cerca di vincere.

L’amore dei genitori verso i figli è credibile proprio perché presuppone la sconfitta . Una sconfitta generazionale, culturale, etica, economica. Sarebbero guai per la credibilità di un genitore se fosse geloso ed invidioso dei successi dei figli. Anche quando si gioca coi figli,  si cerca consapevolmente o meno di perdere, e questa è l’esatta misura del nostro amore nei loro confronti. Il significato della sconfitta non corrisponde al fallimento esistenziale, ma richiama la vera natura dell’accogliere la vita per quello che è, nel saper amare gli altri e la vita, per quello che sono.

Anche l’amore tra coniugi è commisurato alla rinuncia alla competizione ed al primato dell’uno sull’altro, ed in mancanza di questi requisiti minimi si può dire quel che vuole, ma non ci sarà mai vero amore. Come certificano le ineffabili statistiche  sui divorzi.

Il nostro mondo è competizione, è idolatria dell’ego alimentata nella ricerca della vittoria. Nella propria vittoria costruita sulla sconfitta degli altri.  Per comprendere il valore e il significato della sconfitta occorre ricordare che i valori del nostro mondo sono scaturiti dalle guerre vinte molto più che dalle guerre perse. Il nostro mondo è naturalmente propenso alla vittoria assoluta, definitiva, una vittoria di cui la guerra rappresenta la massima proiezione. Il nostro mondo conferisce significato solo alla vittoria e squalifica la sconfitta come qualcosa di degradante, di cui vergognarsi.

Il nostro mondo, la nostra cultura, preferisce vincere male, che perdere bene, preferisce il risultato agonistico alle motivazioni, ai fini, agli scopi. Ma il significato della vita è in essi, e non può essere subordinato alle vittorie, frutto spesso della negazione dei più alti valori, ed in totale contraddizione con i più alti fini.

La cultura della pace per essere credibile, deve appoggiarsi necessariamente alla cultura della sconfitta e al suo profondo significato etico. La pace è qualitativamente superiore ad ogni conflitto che cerchi la vittoria, che scaturisce sempre dalla paura della inadeguatezza, dalla violenza generata dalla paura di perdere. Per vivere in pace occorre non avere paura della sconfitta. Qui sta il suo grande significato, il suo grande insegnamento.

Chi cerca solo la vittoria è spiritualmente immaturo, curvo su se stesso, curvo sulle proprie paure, e cerca nella vittoria forza e potere per esorcizzare la sua fragilità nell’incapacità di fornire senso e significato alla sua vita. Ogni uomo che cerca di vincere scappa da se stesso e dalle sue paure, scappa dall’amore che dimora nel suo cuore. La ricerca costante della vittoria è il vero peccato originale che incombe nel privato come nel sociale, nello spirito individuale come nello spirito dei popoli.