Integralismo è un termine che satura lo spazio mediatico ad ogni livello. Ma in fondo quale può essere una definizione accettabile di integralismo? Un termine che non riguarda solo la religione, il fondamentalismo e le sue tristi affinità con la violenza. L’integralismo è uno stile, un modo di intendere la vita, le scelte, un modo di atteggiarsi e di porsi di fronte alla vita.

Una definizione di integralismo non può prescindere dall’inoltrarsi nella riflessione sulla sponda opposta, nell’atteggiamento contrario che trova nel cinismo il suo punto di arrivo. Nei confronti delle passioni, della concentrazione, dell’abbandono alle idee o alle ideologie, cinismo e integralismo si contendono l’anima dell’uomo, fino a divenirne la definitiva bussola di orientamento.

Cinico è colui che punta all’utile, a ciò che conviene, al vantaggio diretto in termini economici o di potere. Cinico è chi punta in direzione opposta all’integralismo che crede troppo, scegliendo di non credere in nulla. La fiducia nella religione, nelle idee, nell’etica, nella morale, può essere affrontata, potenziata o de-potenziata, con atteggiamenti opposti. Questo avviene perché scegliere come dosare il pragmatismo alla passione di volta in volta a seconda delle contingenze è troppo faticoso. Troppo dispersivo e forse persino controproducente. La vita è in salita per chi cerca equilibrio, e l’integralismo, come il cinismo, sono due scorciatoie sempre in discesa, per quanto pericolose.

Le regole, le idee, le passioni, per l’integralismo vanno seguite in modo integrale, costi quel che costi. Questa ne è la definizione più fedele e sostenibile, alla luce delle infinite modalità e versioni, con cui l’integralismo si esprime. Al suo opposto, il cinismo sceglie la pragmatica strada della finzione, della rimozione di ogni regola, di ogni sentimento, di ogni morale, pur di trarre il suo vantaggio, la sua vittoria il suo successo. Due opposti modi di intendere la vita. L’eccesso di regole, di idee, di passioni da un lato, la cancellazione, la rimozione, la finzione in nome del vantaggio, dall’altro. La definizione di integralismo si specchia fedelmente nel suo alter ego naturale, nella definizione di cinismo.

L’integralismo è peggiore del cinismo

Il cinismo per quanto disdicevole e moralmente a volte ripugnante, può produrre guai peggiori del suo opposto. Il cinismo è il disprezzo delle regole in nome del vantaggio ma anche del buon senso. La definizione di integralismo riguarda un morboso rispetto delle regole, un maniacale rispetto delle regole, sino a farne un modello di perfezione e di riferimento, pericoloso per il bene e per la vita stessa.  Il cinico vive di compromessi e di dissimulazioni. L’integralista è un fanatico che si identifica nelle sue idee sino ad assolutizzarle e a porle al di sopra di ogni regola e al di sopra di ogni buon senso. Anche perché la definizione di integralismo si avvicina pericolosamente alla nozione di integrità, così ammirata e presa a modello dal costume e dal linguaggio comune.

L’integralismo presenta rischi peggiori del cinismo, e la definizione conseguente non può non risentirne. Nella storia i soggetti più pericolosi per i popoli, spesso erano personaggi estremamente integri. Gli inquisitori, i peggiori fanatici, i più spietati rivoluzionari, erano personaggi spesso integerrimi. Hitler non beveva quasi mai, aveva un comportamento decisamente sobrio dal punto di vista sentimentale, era vegetariano, amava gli animali.  Al contrario Winston Churchill fumava oppio e beveva whisky come una spugna, ed era  noto per il suo sagace cinismo.

Per non parlare di grandi statisti come John Kennedy o Franklin Delano Roosevelt, entrambi con grossi problemi di infedeltà e compulsività sentimentale, al pari di Oskar Schindler, il famoso salvatore degli ebrei. La licenziosità o il lasciarsi andare ai vizi di ogni genere non è certamente lodevole, ma risalta  in modo strabiliante, la netta dissociazione tra integrità personale, e capacità di produrre iniziative positive, per la vita degli altri.