Ricorrenti nel nostro linguaggio le frasi che si riferiscono al niente. Spesso in senso negativo, dispregiativo, come fuga dalla realtà, come fuga dall’essere. Tutto il mondo ricco accumula soldi, accumula paura per evitare l’inferno del Niente. Il niente fa molta paura al mondo che cerca di possedere e comprendere il tutto.
Il Niente ci sembra spaventoso, nel nostro linguaggio è indice di irrilevanza e inconsistenza (non contare niente, non fare niente, di lui non si sa niente ecc).

Eppure il niente è l’essenza di ogni cosa. Essere e Niente si completano e si costituiscono ciascuno su misura dell’altro. 
Questo riguarda in particolar modo la conoscenza, che è sempre una tecnica di confronto per sottrazione. E’ il niente, che ci fa conoscere le cose. Conosciamo le cose e gli altri per sottrazione.

Io “non” sono gli altri e le cose è un processo di conoscenza tramite una tecnica di annullamento, o se si vuole di “nientificazione”.
Il niente è l’altra polarità dell’Essere in quanto anche grammaticalmente è il Ni-Ente. Cioè il niente nega l’ente, non l’essere.
Nemico dell’essere non è il ni-ente ma l’ente.

Le frasi sul niente che spesso usiamo nel nostro intercalare quotidiano, non tengono conto che il niente, anche grammaticalmente, è la struttura portante dell’essere.  Semmai l’errore sta nell’ente, nell’entità, confusa nel nostro linguaggio nel nostro modo di pensare, con l’essenza delle cose. Questo comporta una distorsione qualitativa profonda, un fraintendimento gravido di conseguenze.

L’ente è la dimensione fisica, cartesiana, dell’essere, ma non é l’essere e anzi piuttosto lo nasconde.  Se l’essere è sostanza, l’ente è la sua apparenza.
L’occidente de-spiritualizzato confonde purtroppo molto spesso l’essere con l’ente, e dato che l’ente è materiale e calcolabile, l’occidente pretende che l’essere corrisponda alla quantità. L’essere, confuso con l’ente, viene misurato, calibrato, configurato e celebrato, tramite le sue coordinate numeriche.
Conta sapere quanti sono i soldi incassati, quanti  i voti presi, quanti sono i clienti, quanti i like ricevuti, quante le copie vendute, quanti gli amori vissuti.

Ma l’ente è solo il fantasma dell’essere, non la sua identità, spesso nemmeno la sua emanazione.
L’essere di ogni cosa, lo spirito di ogni cosa, è dietro l’apparenza dell’ente.
L’essere è nella negazione dell’ente. L’essere vero e puro é senza ente. È ni-ente, è assenza. L’assenza non indica l’inesistenza, ma l’attesa “tradita” di una presenza richiesta, forse cercata nel posto sbagliato.

Le frasi sul niente che siamo abituati a pronunciare, il nostro linguaggio che usa il niente in senso spregevole, deformano anche il rapporto tra l’Essere più importante per definizione, Dio stesso. Proprio per quanto si è detto Dio è Ni-Ente, proprio per quanto si è detto Dio è l’assente per antonomasia. Questo non significa affatto che Dio non esista, ma che al contrario, dal punto di vista dell’Essere, è più reale e concreto di tutti gli enti materiali che incontriamo.
È assente, solo perché lo cerchiamo invano, nella dimensione dell’Ente.